In memoria di Toni Morrison

18 Settembre 2019 Off Di Sante Di Renzo

Iconica al punto da diventare, ancora vivente, un’opera d’arte della National Portrait Gallery a firma Robert McCurdy, Toni Morrison viene dai più ricordata – ora che è scomparsa – come la prima vera antesignana #BlackGirlMagic.

Eppure negli anni Settanta, quando ha cominciato a pubblicare i suoi libri, era tragicamente una donna sola – culturalmente parlando – perché afroamericana, che desiderava vedersi riconosciuto il diritto di cittadinanza tra i grandi della letteratura americana.

Fino al Premio Nobel nel 1993 – il primo Nobel assegnato a una scrittrice nera – ha inseguito, coltivato, cresciuto una cifra stilistica in grado di farsi voce (nuova) di un popolo. Densa, metaforica, sperimentale, metteva in ogni suo romanzo una sfida impossibile da risolvere: mantenere orale, ambigua e sfuggente una lingua scritta.
Restia a qualsiasi idea di getto, ancor più se culturale, Toni Morrison ha arricchito e di molto la lingua americana, con i suoi libri.
Tutto questo io l’ho scoperto tardi e quasi per caso.

Per pochi mesi ho persino accarezzato l’orgoglio, da editore, di poterla avere nella collana “I Dialoghi” della mia casa editrice, dopo che Bernard Lewis durante un pranzo a New Haven me la presentò.

L’intervista con Bernard – dalla quale è nato il libro Uno sguardo dal Medio Oriente – era stata un tale successo che, soddisfatti e trascinati dall’entusiasmo, il pranzo aveva preso una piega estremamente colloquiale e amichevole. Ora era lui che mi faceva domande. E molte. Chiedeva del mio lavoro, delle persone che avevo intervistato e delle altre interviste che avevo in programma di fare.
Aveva appena cominciato a darmi gli indirizzi di una serie di persone da contattare, quando nel locale entrò una donna con lunghi capelli neri e crespi che terminavano in ciocche bianche, che davano un enorme risalto al suo viso. Tutti si girarono a guardarla.

Ero ingenuamente convinto che la guardassero per l’acconciatura, ma Bernard mi disse che si trattava di Toni Morrison e mi chiese se fossi interessato alla pubblicazione di un libro con lei, anche se – ci tenne ad avvertirmi – non sarebbe stata impresa da poco, dato che lei era restia alle interviste.

A fine pasto, nell’uscire, Lewis si fermò a parlare con la scrittrice, me la presentò e spese parole di lusinga sul mio progetto editoriale. Toni Morrison si disse colpita e mi lasciò il suo indirizzo per approfondire l’argomento, poiché voleva comprendere meglio l’obiettivo della collana.

Mi precipitai a leggere i suoi libri, dal primo memorabile L’occhio più azzurro, all’allora appena uscito Paradiso. Scambiammo una fitta corrispondenza per un paio di mesi, ma l’intervista non andò in porto: una scrittrice o uno scrittore parlano già attraverso i loro romanzi, un’intervista rischierebbe di banalizzarne lo spessore.

Sono ancora grato a quella circostanza che mi fece incontrare un autentico talento della narrativa americana e mondiale.